Sfida tra cervelli informatici: quello quantistico supera il tradizionale

Forse è troppo presto per parlare di un definitivo passaggio di consegne, ma quanto avvenuto poco fa in Italia rappresenta una pietra miliare nello sviluppo dei cervelli informatici: per la prima volta, infatti, un computer quantistico ha superato un computer tradizionale nell’analisi di un problema complesso e reale come la ricerca di attacchi informatici nel traffico sulla rete.

Ma per quale motivo questo sorpasso rappresenta un momento fondamentale nella crescita dell’autorevolezza e dell’effettiva fruibilità dei computer quantistici?

Diciamo subito che questa non è certo la prima volta che un computer quantistico dimostra di poter superare quello tradizionale. Tuttavia, contrariamente a quanto avvenuto nel passato, con gli annunci ripetuti dalla Cina, è questa la prima volta in cui si è provveduto a effettuare una dimostrazione reale, e non dimostrazioni su piccola scala come quelle che negli anni sono giunte dall’Asia.

Cosa ci dicono i risultati della prova

I risultati della prova – che, come abbiamo visto, segnano un deciso passo in avanti verso il primato quantistico rispetto ai computer tradizionali – sono stati pubblicati sull’ultimo numero della rivista Nature Communication Physics a cura dell’Università Statale di Milano e del Politecnico di Milano.

sfida tra computer
In un test realizzato in Italia, a vincere è stato il computer quantistico – Photo by Pixabay

Sulla base dei dati reperiti, i ricercatori sono stati in grado di dimostrare che utilizzando l’intelligenza artificiale su un computer quantistico è possibile rilevare gli attacchi informatici più velocemente che con i computer tradizionali. Per condurre il test, i ricercatori hanno utilizzato il computer canadese D-Wave Advantage da 5.000 bit quantistici (qubit) su una banca dati da 3 milioni di pacchetti di traffico internet.

Due anni fa avevamo già dimostrato un nuovo modo di programmare l’algoritmo di intelligenza artificiale quantistica sviluppato in origine dalla Nasa, chiamato macchina di Boltzmann e ispirato a quello adottato, tra gli altri, da Netflix per raccomandare i film

ha dichiarato il fisico Enrico Prati, dell’Università Statale di Milano.

In quel caso per i risultati erano limitati a piccoli database dimostrativi, anche per le limitazioni dei computer quantistici di allora. Lo sviluppo dell’hardware è così rapido che oggi siamo in grado di trattare database realistici come quelli tipici della cybersecurity. Quello che osserviamo – dice ancora Prati – è che vi sono condizioni per le quali impiegare il computer quantistico è più rapido, anche fino a 64 volte, che non a usare un computer tradizionale.

La novità dalla ricerca italiana

Il vero passo in avanti condotto con la ricerca italiana, aggiunge poi il ricercatore, è il fatto che il metodo di apprendimento è stato applicato a database reali di traffico internet, ovvero quelli che generalmente sono utilizzati per addestrare concretamente i sistemi di protezione dei dati da parte delle grandi aziende come Amazon o Microsoft, e dalle istituzioni governative.

Si tratta di un’analisi informatica di tipo anomaly detection che è in grado di individuare, tra milioni di pacchetti, quelli anomali, verificandolo in maggiore dettaglio poiché lo si ritiene potenzialmente rivelatore di un attacco.

Insomma, anche se è presto per affermare che in futuro il computer quantistico sarà sempre la migliore opzione, il risultato non lascia spazio a dubbi: grazie al computer quantistico QBrain è stato ottenere più copie alla volta del programma sullo stesso processore quantistico, riducendo così il tempo di esecuzione…